Italia digitale e non

La digitalizzazione italiana ha ancora, mi si passi il gioco di parole, molti aspetti virtuali. A volte, sembra che essa sia ormai ad uno stato avanzato e  la sua diffusione sia ampia. Ma quando meno ce lo si aspetta ecco che si vedono le crepe e guardando attraverso esse ci si rende conto del fatto che la comunicazione digitale sia ancora un mondo virtuale in Italia. Oggi potete controllare con facilità e in molti luoghi se si è liberato un posto sul treno che vi interessa, anche dal vostro cellulare, magari, con l’ apposita app dell’ ente che vende i posti su quel treno. Se volete potete anche comperare il biglietto, qualora ci fossero posti liberi! Provate però a fare la stessa cosa da un treno, magari tentando di usare la connessione Wi-Fi che sembra essere presente sul treno e comincerete a vedere le… crepe, a cominciare dalle difficoltá incontrate anche solo per connettervi effettivamente alla rete! Anche in contesti in cui le comunicazioni digitali sembrerebbero un fatto non solo scontato, ma efficienti e capaci, le cose non sono poi cosí rosee.  Se scaricate un film o lo vedete in streaming, la cosa sembra fattibile e funzionante ma…. Ecco che ogni tanto va a scatti. Se qualche altra persona in casa vostra vuole poi usare internet per fare ricerche o vedere magari le proprie foto on line , mentre voi vedete il film, ecco che diventa difficile vedere il film e contemporaneamente  ad altri risulta difficile vedere le foto. Se poi due persone vogliono vedere due film diversi in streaming, la cosa può divenire davvero difficile. Il numero di utenti serviti dalla fibra ottica è infatti ancora piccolo rispetto alla platea totale . Se poi ci si sposta in piccoli centri la fruizione di contenuti in digitale può raggiungere modalità frustranti e costi  sorprendenti. Non che la fibra sia poco costosa in Italia…

Il punto è che siamo dolorosamente indietro in questo campo, cosí importante! Speriamo allora di non esserlo almeno in campi in cui di questi tempi è pericoloso restare indietro!

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La chiarezza del cambiamento

“Stay hangry, stay foolish”

Steve Jobs

Ho letto l’ intervista che Tim Cook ha concesso al Corriere della Sera in occasione del suo intervento alla Università Bocconi di Milano e devo dire che mi è piaciuta molto. Ciò che mi ha colpito di piú è la chiarezza e, in certo modo, l’ onestà fino alla spietatezza di Tim Cook. Niente giri di parole, risposte chiare e nessun tentativo di  abbellire i fatti più duri. Una novitá per gli italiani, abituati ai discorsi ampollosi dei nostri politici e di molti dei nostri  imprenditori. Tim Cook non ha negato i problemi occupazionali, generati dall’ informatizzazione, sempre piú avanzata, dei processi lavorativi. Non ha mentito o cercato di nascondersi  dietro vani discorsi astratti, come fanno tutti i politici italici e molti tra gli imprenditori meno limpidi del nostro paese. Ha semplicemente detto la verità : 

“Figure professionali che spariscono e altre che nascono. L’importante è che aziende e governi preparino le persone a questo nuovo mondo. Il tuo atteggiamento mentale deve essere di apertura.”

L’ importante è che aziende e governi preparino appunto!  Ci sono molte cose importanti in questa frase, ma penso che la piú importante sia la preparazione.  Cosa significa preparazione? Direi che in questo caso vuol senza dubbio dire studio, ricerca e diffusione della conoscenza, ma anche supporto allo studio e alla diffusione della conoscenza. Ed é notevole che Cook indichi anche chi dovrebbe, farsi carico di tutto ciò: le aziende ed il governo!  Mi sembrano parole chiare e sensate, anche tenuto conto del fatto che governo e impresa   sono i due punti chiave su cui si basa l’ attuale sistema economico e quindi il nostro benessere materiale.

Ma qui in Italia da quale politico o da quale imprenditore abbiamo mai sentito fare un discorso simile? Da chi abbiamo mai sentito porre in modo così chiaro e semplice (e quindi comprensibile) questo tema?

Io direi da nessuno. Nessun politico, nessun imprenditore, nessun sindacalista, da molti anni a questa parte, é mai stato così semplice e chiaro in Italia. Abbiamo dovuto attendere un amministratore delegato, di una multinazionale, nata all’ estero, per sentir parlare di preparazione al futuro in modo così chiaro e comprensibile. Per sentir dire chiaramente chi si dovrebbe occupare di preparare le persone al futuro.

Per conseguenza oggi in Italia prepararsi al futuro è difficile perchè, non avendo chi di dovere provveduto a farlo, devono farlo i singoli secondo le possibilitá di ciascuno. Con evidente vulnus del principio di pari condizioni iniziali, all’ interno dello stato. Ancor più che altrove in Italia si dimostra quindi valida l’ esortazione di Steve Jobs : “Stay hungry, stay foolish”, infatti qui nel belpaese  bisogna essere davvero affamati e folli per poter andare incontro al futuro, dovendo fare tutto da soli, cercando da soli di prepararsi bene.

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Sguardi sulla realtà

Per varie ragioni ho rivisto le scene finali di “Blade Runner“. Quelle con il famoso monologo del replicante, a tutti noto come “tears in the rain” ossia “lacrime nella pioggia”. Ebbene dopo 31 anni dall’ uscita del film (1982)  mi ha fatto riflettere, in particolare sulla società di oggi, questa volta. La riflessione è nata da un particolare. Lo sguardo di Roy Betty, il replicante, qualche scena prima del monologo. Quando osserva Deckard, che é disperatamente aggrappato ad una trave e sospeso sul vuoto. Gli occhi di Roy. prima duri e spietati, esprimono, improvvisamente, pena e comprensione. Per la sofferenza che sta vedendo nel suo nemico. Il cacciatore più forte e spietato,improvvisamente, sente il dolore della sua preda, e lo riconosce, come simile al suo. Ed ecco che la comprensione della sofferenza uguale alla propria, fa capire al replicante che lui e la sua vittima sono in realtà , simili , sono fratelli oltre le apparenze, e per questo lo salva. Salva la vita al suo nemico.

Ovviamente si tratta di un film, di un ideale. Eppure la riflessione che mi è venuta in mente nasce proprio da qui. In questo momento di crisi economica durissima, quanti di noi si avvicinano, anche solo  lontanamente a quell’ ideale? Quanti di noi riconoscono se stessi nel collega che è in difficoltà, nel lavoratore che si vuol licenziare, nel lavoratore a progetto che  viene lasciato a casa senza alcun reddito e protezione? Forse non basterebbe da sola, ma questa coscienza di identità tra noi e gli altri, al di là delle apparenze, credo potrebbe aiutare molto.

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Apple

Potete ingannare tutti qualche volta, potete ingannare qualcuno tutte le volte, ma non potete ingannare tutti, tutte le volte
Abramo Lincoln

20130425-185645.jpgMi sono arrivate, puntuali, le email pubblicitarie della Apple. Almeno a partire dalla mail di San Valentino (si Apple vi ama! 🙂 ) ho cominciato a notare un cambiamento. Le descrizioni dei prodotti sono lunghe e articolate. Elencano le caratteristiche del prodotto enfatizzandole e cercando di farle apparire uniche, nel tentativo addirittura di suscitare un sentimento di affetto verso il prodotto. Quale é la novità, si chiederà il lettore? È noto che Apple non vende un prodotto, ma uno stile di vita! Ebbene le caratteristiche dei prodotti, non hanno nulla di nuovo. Non c’é nessuna caratteristica o dettaglio veramente nuovo, che differenzi i prodotti dagli altri, portandoli più avanti degli altri, o che addirittura introduca un nuovo paradigma. È vero che questo non può accadere sempre e può benissimo seguire una fase più calma ad una di innovazione, però fino ad oggi la caratteristica di Apple é stata proprio quella: innovazione costante. Almeno da quando Steve Jobs ne riprese la guida. Spero che si tratti solo di una fase di riflessione atta a permettere l’ esercizio e la crescita del talento. Mi auguro che ad essa seguirà una fase in cui Apple ci sorprenderà ancora con i suoi prodotti e sopratutto le innovazioni in essi contenuti. Davvero non vorrei che ripetessero gli stessi errori del passato, quando Apple divenne un nome che indicava una nicchia del mercato, chiusa in se stessa. Non sono mai stato tenero con l’ azienda di Cupertino, tuttavia Apple ha contribuito in modo determinate alla diffusione e crescita dell’ informatica: spero vada sempre avanti, come all’inizio. Magari aprendosi un pó di più. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che non smetta mai di innovare e ci permetta di guardare avanti. Alla Apple auguro di rimanere affamata e folle, aggiornando sempre, questa visione del suo creatore!

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Agenzie e digitale

Da ieri è stata istituita l’ “Agenzia per l’ Italia digitale”. In questo blog mi sono spesso posto domande sul significato di ciò che la nostra società ci pone davanti. Particolarmente nel campo informatico.Questa volta però occorre una domanda, in qualche modo preliminare: la nuova agenzia è un’ opportunità o un nuovo carrozzone? Purtroppo visto la storia recente e non, ho molti dubbi. Certo Monti sembra essere persona più seria, anche se un pò troppo “professorale”, ma non c’è solo Monti… Speriamo non si tratti della solita occasione mancata…

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Una citazione interessante

Consiglio di leggere  questo  articolo , sul sito del Corriere della Sera ,una interessante citazione di Nicholas Negroponte (fondatore del MediaLab al MIT). La riporto qui, perché mi sembra emblematica dello stato dell’ innovazione (mancata) nelle aziende italiane:

L’innovazione è quella cosa che gli Stati non vogliono dai propri cittadini, i genitori dai propri figli e le aziende dai propri dipendenti

Nicholas Negroponte

Sarebbe interessante sapert a cosa pensava quando l’ ha detto. Direi che certamente è motivo di riflessione sulla condizione di assoluto sottoinvestimento in Ricerca & Sviluppo nella maggioranza delle aziende italiane, e sulle ragioni di questo stato di cose.

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Foto di Agios Nikolaos

Nuova foto sul mio album flickr. Sono stato a Creta e così questa volta ho inserito un vista notturna di Agios Nikolaos. Questa cittadina si trova nella parte est dell’isola, nel golfo di Mirabello.La foto è presa da un punto più a sud della città all’ interno del golfo stesso

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